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 I Gosho sono gli scritti di Nichiren Daishonin.

Li troviamo sotto forma di lettere o trattati e il loro numero è di svariate decine.

Nell'edizione italiana sono raccolti in nove volumi, qui scaricabili integralmente.

Le lettere sono lezioni e incoraggiamenti inviati personalmente ai vari amici e discepoli.

I trattati sono insegnamenti o rimostranze al governo e ai reggenti di allora.

I Gosho costituiscono la base della dottrina buddista e anche un mezzo rapido ed efficace per ricevere risposte a problemi e a interrogativi personali.

Viene suggerito di leggerli ad alta voce come se fossero stati scritti a noi di persona.

Lo studio del Gosho è parte integrante e imprescindibile della pratica buddista e ne costituisce uno dei tre pilastri fondamentali (fede, pratica e studio).

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Il Gohonzon

 

Il Gohonzon è l’oggetto di culto che concretizza l’illuminazione del Budda Originale. Scrive il Daishonin: “Questo màndala non è in alcun modo un’invenzione di Nichiren. E’ l’oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice”. Il Gohonzon è quindi la rappresentazione fedele della Cerimonia nell’Aria descritta nel Sutra del Loto. In esso sono rappresentati tutti i dieci mondi, illuminati da Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica iscritta al centro del Gohonzon, e in tal modo rivelano la loro intrinseca natura illimitata.

L’iscrizione “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren” al centro delGohonzon indica l’unicità di persona e Legge (ninpo ikka). I Budda Shakyamuni e Taho rappresentano la fusione di realtà e saggezza(Kyochi myogo). Nichiren spiega:
“Non cercare mai questo Gohonzon all’infuori di te"
Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi, persone comuni, che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo”. Il Gohonzon rappresenta quindi la causa esterna per far emergere il Buddismo da dentro noi stessi. Non è un talismano e non ha alcun potere autonomo di irradiare benefici; possiede i poteri del Budda e della Legge, ma per attivarlo sono necessari i poteri della fede e della pratica.
Gohonzon
Taho
Cosa c'è scritto nel Gohonzon?

 

«Questo mandala non è in alcun modo un'invenzione di Nichiren. È l'Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice. I cinque caratteri del Sutra del Loto sono iscritti al centro della Torre preziosa, mentre i quattro Re celesti sono seduti ai quattro angoli. I Budda Shakyamuni e Taho e le quattro guide dei Bodhisattva dellaTerra sono allineati in alto. Seduti sotto di loro sono i bodhisattva Fugen e Monju e gli uomini di Studio, inclusi Shariputra e Maudgalyayana. A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna, i lDemone del sesto cielo, il Re Drago e Ashura; Fudo e Aizen si collocano rispettivamente a sud e a nord. 

Ashura
Ci sono anche il perfido traditore Devadatta e l'ignorante figlia del Re dei Naga. Il demone Kishimojinappare con le sue dieci figlie, che succhiano la linfa vitale delle person ein tutto l'universo. Sono presenti anche le divinità guardiane delGiappone: Tensho Daijin e il bodhisattva Hachiman in rappresentanzadei sette ranghi di dèi celesti, dei cinque ranghi di dèi terreni e di tuttele altre divinità maggiori e minori. Dal momento che tutti gli dèi appaiono nella loro essenza, devono apparire anche nelle loro manifestazioni. Il capitolo Hoto afferma: "Tutta l'assemblea stavasollevata in aria". Nel Gohonzon dimorano tutti i Budda, bodhisattva egrandi santi, come pure gli otto gruppi di esseri senzienti dei due regniche appaiono nel primo capitolo del Sutra del Loto. Illuminati dai cinque caratteri della Legge mistica, rivelano la natura illuminata che possiedono intrinsecamente. 

 

 

 

Questo è il vero Oggetto di culto» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 202).

un'immagine da leggere con il cuore, più che con gli occhi, anzi, concentrarsi sul significato di ogni singolo ideogramma può addirittura allontanarci dal sentire quella profonda relazione con la vita del Budda che Nichiren voleva esprimere iscrivendo il Gohonzon.