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 I Gosho sono gli scritti di Nichiren Daishonin.

Li troviamo sotto forma di lettere o trattati e il loro numero è di svariate decine.

Nell'edizione italiana sono raccolti in nove volumi, qui scaricabili integralmente.

Le lettere sono lezioni e incoraggiamenti inviati personalmente ai vari amici e discepoli.

I trattati sono insegnamenti o rimostranze al governo e ai reggenti di allora.

I Gosho costituiscono la base della dottrina buddista e anche un mezzo rapido ed efficace per ricevere risposte a problemi e a interrogativi personali.

Viene suggerito di leggerli ad alta voce come se fossero stati scritti a noi di persona.

Lo studio del Gosho è parte integrante e imprescindibile della pratica buddista e ne costituisce uno dei tre pilastri fondamentali (fede, pratica e studio).

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Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese

Trattato scritto nel 1260 da Nichiren Daishonin e indirizzato a Hojo Tokiyori, ex reggente ma ancora la figura più potente del clan dominante. In questo trattato egli attribuisce i disastri che devastano il paese all'offesa all'insegnamento corretto e alla fede in false dottrine e invita il governo a smettere di sostenere le false scuole del Buddismo per porre fine ai disastri che affliggevano il Giappone. Predice poi che i disastri più terribili - le lotte intestine e l'invasione straniera - avrebbero sicuramente avuto luogo se le autorità avessero continuato a sostenere le dottrine erronee e le esorta ad abbracciare immediatamente l'insegnamento corretto per ristabilire la pace nel paese. La presentazione di questo trattato suscitò l'ira dei capi di governo e di altri influenti credenti nella dottrina della Pura terra, dando così inizio a una serie di persecuzioni nei confronti del Daishonin. Il titolo giapponese è Rissho ankoku ron.
 

Ajatashatru. Re di Magadha in India

Istigato da Devadatta uccise il padre, il re Bimbisara, seguace di Shākyamuni. Salì al trono e divenne il più potente sovrano del suo tempo. Colpito da una terribile malattia e spinto dal rimorso per le sue azioni si convertì al Buddismo, offrendo il suo sostegno al Primo concilio buddista.

Ambapāli (pali; sans. Āmrapāli,; giapp. Ambara-nyo)

Cortigiana di Vaishālī, India. Dopo aver udito gli insegnamenti di Shākyamuni fece dono all'ordine buddista di un bosco di alberi di mango. Le versioni cinesi delle scritture buddiste riportano questo bosco come parco di Ambapāli. Secondo la leggenda Ambapāli stessa era nata da un albero di mango. Amba significa appunto albero di mango. Secondo un'altra leggenda ella era stata abbandonata alla nascita in un bosco di alberi di mango ed era stata raccolta e allevata da un guardiaboschi. Altre fonti la vogliono madre del famoso medico Jīvaka. Secondo la tradizione Shākyamuni, all'età di ottantanni intraprese il suo ultimo viaggio. Si diresse a nord, attraversò il Gange e raggiunse Vaishālī, dove fece sosta insieme ai suoi discepoli nel bosco di Ambapāli. Fu in quell'occasione che ella udì il Budda predicare e, piena di gioia, lo invitò a cenare con lei, insieme ai suoi discepoli.

Amida (sans. Amitayus o Amitabha)

Budda della Pura Terra di Perfetta Beatitudine, venerato dagli aderenti alla scuola della Pura terra.

Ānanda

Uno dei dieci discepoli più vicini a Shakymuni, di cui era cugino. Lo si vuole figlio di Drinodana, Amritodana o Shuklodana, tutti zii di Shākyamuni. Ananda è anche noto in quanto fratello minore di Devadatta. Accompagnò il Budda Shākyamuni per molti anni, con il compito di assistere il maestro. Ebbe così occasione di ascoltare più insegnamenti di chiunque altro, cosa per la quale era rinomato. Si dice inoltre che fosse dotato di prodigiosa memoria, in virtù della quale ebbe un ruolo di primo piano nella compilazione degli insegnamenti di Shākyamuni durante il primo concilio buddista, dopo la morte del Budda. Aiutò Mahaprajapati, la madre adottiva di Shākyamuni, a entrare nell’ Ordine buddista. Quando ella manifestò l’intenzione di rinunciare al mondo secolare, Shākyamuni respinse la sua richiesta di essere ammessa all’ordine. Ananda gli ricordò allora quanto fosse grande il suo debito di gratitudine nei confronti della madre adottiva e lo implorò di rivedere la sua decisione. Shākyamuni diede ascolto alle sue parole e Mahaprajapati divenne la prima monaca dell’Ordine buddista. Ananda è considerato il secondo dei ventritré o ventiquattro successori di Shākyamuni (il primo fu Mahakashyapa). Fa parte dell’ultimo dei tre gruppi di “ascoltatori della voce” che compresero gli insegnamenti del Budda quando appresero della relazione formata con lui in un lontanissimo passato, come descritto nella Parabola della città fantasma, il settimo capitolo del Sutra del Loto. Il capitolo Predizioni conferite ai novizi e ai discepoli anziani (nono) predice la sua futura illuminazione come Budda Re di Saggezza e Potere Illimitato come i Mari e i Monti.


Annotazioni su "Grande concentrazione e visione profonda"

Commentario di Miao-lo su Grande concentrazione e visione profonda, una delle tre opere maggiori di T'ien-t'ai.


Annotazioni su "Parole e frasi del Sutra del Loto"

Commentario di Miao-lo su Parole e frasi del Sutra del Loto, una delle tre opere maggiori di T'ien-t'ai.


Annotazioni su "Significato profondo del Sutra del Loto"

Commentario di Miao-lo su Significato profondo del Sutra del Loto, una delle tre maggiori opere di T'ien-t'ai.


anuttara-samyak-sambodhi (sans.)

Suprema perfetta illuminazione, l'insuperata illuminazione di un Budda.Anuttara significa supremo, sommo, incomparabile, insuperato o senza pari. Samyak significa giusto, corretto, vero, accurato, completo o perfetto e sambodhi vuol dire illuminazione. L'espressione samyak-sambodhi viene usata anche a se stante per indicare la perfetta illuminazione. Bodhi e sambodhi significano anche saggezza o perfetta saggezza. In tal senso anuttara-samyak-sambodhi significa suprema, perfetta saggezza.


Aprire il provvisorio e rivelare il vero

Abbandonare gli insegnamenti provvisori o espedienti e rivelare il vero insegnamento del Sutra del Loto.


Arhat (sans.)

Chi ha ottenuto lo stadio supremo dell'Illuminazione hinayana. Arhat significa "degno di rispetto".


Ascoltatori della voce (sans. shravaka)

Discepoli del Budda Shākyamuni che ascoltano la sua predicazione e si sforzano di ottenere l'Illuminazione. Sono gli appartenenti al mondo di Studio.


Ashoka

(268-232 a.C.). Terzo re della dinastia indiana dei Maurya (regnante circa tra 268 e il 232 a.C.), riuscì nell’impresa di unificare l’india. Era nipote di Chandragupta, fondatore della dinastia e figlio del secondo re, Bindusara. Ashoka fu inizialmente un tiranno, ma in seguito si convertì al Buddismo e prese a governare in modo compassionevole, in accordo con gli ideali buddisti. Si narra che, salito al trono, avesse fatto mettere a morte i suoi novantanove fratellastri. Nel 259 a.C., nove anni dopo essere diventato re, conquistò il regno di Kalinga, causando la morte di circa centomila persone e imprigionandone centocinquantamila. Si era convertito al Buddismo due anni prima, ma solo di fronte alle tragedie che accompagnarono la conquista di Kalinga prese coscienza della propria crudeltà e si trasformò in un devoto fedele. Rinunciò alle conquiste basate sulla forza e si dedicò alla “conquista per mezzo del Dharma” (principio buddista di retta vita), pacificando il suo regno. Adottò una politica di opere pubbliche, fondò ospedali per persone e animali, fece piantare alberi e scavare pozzi lungo le maggiori vie di comunicazione e costruire luoghi di ristoro per i viaggiatori. Ogni cinque anni i suoi ispettori si recavano fin nelle provincie più lontane per verificare le condizioni di vita della popolazione. Inviò missionari buddisti nel sud dell’India, in Kashimir, Gandhara, Sri Lanka e addirittura fino in Siria, Egitto e Macedonia. In Sri Lanka andarono suo figlio Mahendra e sua figlia Samghamitra, mentre in Kashir e Gandhara fu inviato un monaco di nome Madhyantika. Per quanto fosse un devoto seguace del Buddismo, non lo impose mai come religione di stato, continuando a proteggere il diritto di culto del Gianismo, del Brahmanesimo e di altre religioni. Il terzo concilio buddista, indetto per raccogliere e riordinare gli insegnamenti orali del Budda, si tenne a Pataliputra, capitale del regno, sotto il patrocinio di Ashoka. I riferimenti ad Ashoka, al suo pensiero e alle sue innovazioni, sono numerosi non solo nella letteratura buddista ma anche nei ritrovamenti archeologici di iscrizioni ed editti.


Asita

1)(sans.; giapp. Ashi-sennin). Indovino menzionato nel capitolo Devadatta (dodicesimo) del Sutra del Loto, considerato una precedente incarnazione di Devadatta. Secondo il sutra, in una passata esistenza Shākyamuni era un re, ma rinunciò al trono per cercare la Legge. A quel tempo un indovino di nome Asita si presentò a lui dicendogli di avere un testo intitolato Sutra del Loto della Legge Meravigliosa e se lui gli avesse promesso di non disobbidirgli glielo avrebbe fatto conoscere. Il re cominciò così a servire l'indovino e trascorso un periodo di mille anni potè udire gli insegnamenti del Sutra del Loto. Shākyamuni nel Sutra del Loto identifica se stesso nel re e l'indovino in Devadatta. La traduzione di Kumarajiva del Sutra del Loto riporta il nome di questo indovino, che invece non appare nelle versioni sanscrite del testo. 2)(sans., pali, giapp. Ashida) Indovino di Kapilavastu, regno degli Shākya nel nord dell'India. Secondo il Sutra della causalità del passato e del presente, alla nascita di Shākyamuni suo padre, il re Shuddhodana, chiese ad Asita di esaminare il neonato. Asita, riconoscendo nel bimbo i trentadue segni distintivi di un grande uomo, predisse che se fosse rimsto nel mondo secolare sarebbe diventato uno dei re che girano la ruota all'età di ventinove anni; se al contrario avesse abbandonato la vita secolare, cosa che sembrava più probabile, avrebbe raggiunto la suprema saggezza e sarebbe diventato un Budda. Asita lamentò il fatto che, avendo ormai raggiunto l'età di novanta'anni, non sarebbe vissuto abbastanza per ascoltare i suoi insegnamenti. 


Asura

Demone della mitologia indiana. Rissosi e collerici, gli asura sono in perenne conflitto con il dio Shakra, o Indra. Il mondo di asura (o di Collera) è uno dei sei sentieri.